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Biografia

La vita burrascosa di Salvatore Quasimodo

Quasimodo a tre anni

Nato a Modica nel 1901 da Gaetano e Clotilde Ragusa, Salvatore Quasimodo, conseguito il diploma di geometra nel 1919, lascia la Sicilia alla volta di Roma, dove vive, more uxorio, con Bice Donetti, di circa otto anni più anziana di lui.
Sposata nel 1926 la Donetti, nel 1929 – su invito del cognato Elio Vittorini (marito della sorella Rosa) – si sposta a Firenze, dove, tra gli altri, conosce Eugenio Montale.
L’anno seguente esce Acque e terre il suo primo volume di liriche, subito accolto favorevolmente da pubblico e critica. Vennero, poi (non se ne citano che alcuni) Oboe sommerso (1932); Erato e Apollion (1936); la raccolta mondadoriana Ed è subito sera (1942); Giorno dopo giorno (1947); La terra impareggiabile (1958) e Dare e avere (1966).
Nel 1931, lasciata Firenze, il poeta è a Imperia, dove conosce Amelia Spezialetti, una donna già sposata e di due anni più anziana di lui. Dalla loro relazione, nel 1935, nasce Orietta Quasimodo.
Nello stesso anno, Quasimodo intreccia una burrascosa relazione con Sibilla Aleramo, di ben venticinque anni più anziana di lui.
Troncato il legame con la nota scrittrice, nel 1936 Quasimodo incontra la danzatrice Maria Cumani, di sette anni più giovane di lui: è la scoperta dell’amore autentico, coronato – tre anni più tardi – dalla nascita del figlio Alessandro e – scomparsa nel 1946 la Donetti – dal matrimonio, celebrato nel 1948.
Ma, si sarà capito, Quasimodo era incapace di fedeltà coniugale e il poeta e la sua musa scelsero di vivere divisi. L’ultima donna del Premio Nobel per la Letteratura 1959 è stata la poetessa Curzia Ferrari.
Nel 1968, colpito da un ictus ad Amalfi, Quasimodo viene trasportato a Napoli dove muore.
Clotilde Ragusa

Gaetano Quasimodo

________________
Quasimodo anno per anno*

1901: nasce a Modica (Ragusa) il 20 agosto, secondogenito di Gaetano e Clotilde Ragusa. I genitori si erano sposati il 22 ottobre 1898 e, nel 1899, avevano avuto il figlio Enzo. In origine il cognome della famiglia era Quasimòdo, poi mutato dal poeta in Quasìmodo (quindi da piano a sdrucciolo). Di sé il poeta ebbe a dire di essere «modicano dei monti».
Per conoscere la composizione della famiglia Quasimodo, vedi la Scheda.
1903: nasce il fratello Ettore.
1905: nasce la sorella Rosina.
1909: in seguito al terremoto/maremoto di Messina (28/12/1908) i Quasimodo si trasferiscono in quella città dove Gaetano ha l'incarico di riorganizzare il traffico ferroviario. La famiglia vive in un carro merci fermo su un binario morto della stazione.
1916-1919: si iscrive all'Istituto Tecnico Matematico-fisico A.M. Jaci di Messina.
Conosce Salvatore Pugliatti e Giorgio La Pira con i quali stringe un'amicizia destinata a durare tutta la vita. Con loro fonda il mensile «Nuovo Giornale Letterario» (che esce dal marzo al novembre del 1917), al quale collaborano anche Lionello Fiumi, Filippo de Pisis e Giuseppe Villaroel
Conseguito il diploma nel 1919, lascia la Sicilia alla volta di Roma dove si iscrive alla facoltà di Agraria, senza mai completare gli studi.
1921: a Roma, tra un impegno lavorativo e l'altro, studia latino e greco sotto la guida di monsignor Mariano Rampolla del Tindaro**.
1926: si trasferisce a Reggio Calabria dove è stato nominato «geometra straordinario» del genio civile. Trascorre le domeniche a Messina in compagnia di Pugliatti, La Pira, Vann'Antò e Glauco Natoli
Sposa Bice Donetti.
1929: su invito del cognato Elio Vittorini si trasferisce a Firenze dove conosce Eugenio Montale, Arturo Loria, Gianna Manzini e Alessandro Bonsanti.
1931: viene trasferito al genio civile di Imperia. Trascorre il fine settimana a Genova con Camillo Sbarbaro, Angelo Barile, Adriano Grande.
1932: vince il premio fiorentino dell'Antico Fattore.
1934: grazie all'interessamento dell'Accademico d'Italia Angiolo Silvio Novaro viene trasferito al genio civile di Milano. Per contrasti con il nuovo dirigente, viene, però, assegnato a Sondrio. Ogni giorno, terminato il lavoro, torna a Milano per frequentare gli amici, tra i quali figurano Sinisgalli, Gatto, Tofanelli, Flora, Solmi, Zavattini, Persico, Fontana, Birolli, Messina, Cantatore, Carrà, Sironi e Sassu.
1935: dalla relazione con Amelia Spezialetti nasce Orietta Quasimodo, tenuta a battesimo da Cantatore.
1936: inizia la relazione con la danzatrice Maria Clementina Cumani. Conosce Carlo Bo.
1938: dimessosi dal genio civile, inizia a lavorare come segretario di Cesare Zavattini, allora direttore dei periodici Mondadori. Collabora con la rivista dell'ermetismo fiorentino «Letteratura».
1939: grazie all'interessamento di Zavattini e Carlo Bernari, inizia a collaborare con il settimanale «Tempo». Nasce, dalla relazione con la Cumani, il figlio Alessandro.
1941: ottiene «per chiara fama» la cattedra di Letteratura italiana presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.
1944: viene denunciato come antifascista da una spia.
1945: si iscrive al Partito Comunista per restarvi uno o due anni, pur restando per tutta la vita uomo di sinistra. Collabora al quotidiano «Milano-Sera».
1946: muore la moglie Bice Donetti.
1948: sposa Maria Cumani. 
Inizia a collaborare con il settimanale «Omnibus» per il quale cura la rubrica di critica teatrale.
1950: riceve il Premio San Babila. 
Per il settimanale «Tempo» tiene la rubrica di critica teatrale.
1953: vince ex-aequo con Dylan Thomas il Premio Etna-Taormina.
1958: per La terra impareggiabile vince il Premio Viareggio. 
In U.R.S.S. ha un infarto cardiaco che lo costringe a passare in ospedale sei mesi.
1959: vince il Premio Nobel per la Letteratura. A segnalare la sua candidatura erano stati Francesco Flora (il 19 dicembre 1957) e Carlo Bo (il 16 gennaio 1958).
1960: si separa da Maria Cumani. 
Riceve la laurea honoris causa dall'Università di Messina. 
Tiene per il settimanale «Le ore» la rubrica di corrispondenza con i lettori.
1964: per il settimanale «Tempo» firma la rubrica di corrispondenza con i lettori.
1965: è colpito da ischemia cardiaca.
1967: riceve la laurea honoris causa dall'Università di Oxford.
1968: il 14 giugno è colpito da emorragia cerebrale ad Amalfi. Muore poco dopo il ricovero in una clinica di Napoli. Viene sepolto nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.
Maria Cumani



* Cfr. Rosalma Salina Borello a cura di, Per conoscere Quasimodo, Milano, Mondadori, 19803, pp. XIII-XX; e Salvatore Quasimodo, Poesie e discorsi sulla poesia, a cura di Gilberto Finzi, Milano, Mondadori, 1996 n.e., pp. XCI-XCVII.
** Mariano Rampolla del Tindaro fu fratello di Federico (già insegnante di Quasimodo a Messina) e pronipote del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, Segretario di Stato sotto papa Leone XIII. Monsignor Rampolla del Tindaro fu sottosegretario della Congregazione dei seminari e tra i suoi allievi annovera anche Giorgio La Pira. Fu studioso di sanscrito, greco e latino. Tra i suoi amici si ricorda Giovanni Battista Montini (poi papa Paolo VI), il quale, all'indomani dell'assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Salvatore Quasimodo, ebbe modo, in una lettera scritta al poeta, di ricordare monsignor Rampolla del Tindaro: "Mariano Rampolla è stato per lunghi anni anche a me incomparabile amico di studi, di conversazione, di ministero, di preghiera, amico dell'anima; e lo porto nel cuore con affettuosa memoria, con devota riconoscenza, con attesa di prossimo incontro" (Milano, 25 gennaio 1960)

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.



Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …

Giorno dopo giorno - Scheda

Titolo: Giorno dopo giorno Editore: Mondadori Collana: I poeti dello “Specchio” Anno: 1947 (febbraio) Città: Milano Introduzione: Carlo Bo Pagine: 68 Formato: 13X19 Indice: Alle fronde dei salici Lettera 19 gennaio 1944 Neve Giorno dopo giorno Forse il cuore La notte d’inverno Milano, agosto 1943 La muraglia O miei dolci animali Scritto forse su una tomba A me pellegrino Dalla rocca di Bergamo alta Presso l'Adda S’ode ancora il mare Elegia Di un altro Lazzaro Il traghetto Il tuo piede silenzioso Uomo del mio tempo