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Teatro

Libretti
  • Billy Budd (da racconto di Melville), musica di Giorgio Federico Ghedini, Milano, Suvini Zerboni, 1949. Prima rappresentazione: regia di Corrado Pavolini, maestro concertatore e direttore d'orchestra Fernando Previtali, Venezia, Teatro La Fenice, 8 settembre 1949.
  • Orfeo - Anno Domini MCMXLVII, musica di Gianni Ramous, Milano, Curci, 1960. Prima rappresentazione: Como, Teatro di Villa Olmo, settembre 1960.
  • L'amore di Galatea, musica di Michele Lizzi, Palermo, Ente del Teatro Massimo, 1964. Prima rappresentazione: regia di Aldo Mirabella Vassallo, direttore Franco Capuana, Palermo, Teatro Massimo, 12 marzo 1964.

Critica teatrale
  • Scritti sul teatro, Milano, Mondadori, 1961.
  • Il poeta a teatro, a cura di Alessandro Quasimodo, Milano, Spirali, 1984.
  
Il Messaggio


Messaggio del Premio Nobel Salvatore Quasimodo per la celebrazione della Quarta Giornata Mondiale del Teatro
(31 marzo 1965)[*]

La decisione di dedicare ogni anno una giornata mondiale al teatro potrebbe far pensare a una sua crisi. C’è dunque bisogno di una celebrazione? Non si può parlare mai di crisi in senso assoluto delle forme creative: forse di rotazione, sia per i movimenti politici o ideologici della storia, sia per le “distrazioni” che allontanano l’uomo dai suoi problemi esistenziali.
Il teatro, in ogni tempo, è stato il riflesso della vita contemporanea — è inutile ricordare i Greci — e per questo di volta in volta cade nelle riserve della censura.
Oggi la cronaca dell’uomo non interessa soltanto il suo interno, la psicologia o le discordanze della psiche, la incomunicabilità o meno delle deboli ombre del suo pensiero, ma soprattutto l’urto fra i diversi modi di ordinare la vita, quando questa possibilità gli fosse data da una pace ragionata fra i popoli, che metta le sue radici anche nelle divisioni di razza e sui diritti dell’uomo.
L’invito a teatro in questa giornata non dovrebbe essere provvisorio, temporaneo, ma convincere la nuova generazione (aggrappata alle prospettive spettacolari dello sport o alla dispersa vibrazione vocalica delle canzoni) che solo nel teatro troverà il dialogo che definisca la sua probabile sorte fisica.
La guerra non è alle nostre spalle, ma proprio nei nostri gesti quotidiani. E qui l’uomo va fermato e avvertito: e non nel segno della speranza, ma attraverso la certezza della sua forza spirituale e civile.
Il teatro presume di continuare questo aperto dialogo millenario dell’uno, non contro l’altro, ma per l’altro, vicino o straniero alla sua lingua e al suo costume.
Salvatore Quasimodo
Premio Nobel



[*] Pubblicato per la prima volta in Danilo Ruocco, Salvatore Quasimodo e il teatro, in Alessandro Quasimodo a cura di, Quasimodo, Milano, Mazzotta, 1999, pp. 179-180.

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Quasimodo commemora Martin Luther King e spiega il razzismo

Il 4 aprile 1968 a Menphis venne assassinato il pastore protestante e attivista per i diritti civili delle persone afro-americane Martin Luther King, Premio Nobel per la Pace 1964. L’11 aprile di quell’anno, a Milano, il Premio Nobel per la Letteratura 1959 Salvatore Quasimodo tenne un discorso commemorativo nel quale ricordò l’azione pacifica di M.L. King e spiegò le origini del razzismo. Fu l’ultimo discorso pubblico di Quasimodo che morì il 14 giugno di quell’anno. In occasione del cinquantenario della morte dei due Premi Nobel, le edizioni Bonajuto di Modica pubblicano il Discorso su Martin Luther King in un’edizione fuori commercio accompagnata da uno scritto di Danilo Ruocco su Quasimodo.
Si tratta di un discorso lucido e, purtroppo, ancora di stretta attualità, nel quale Quasimodo, lontano da ogni retorica, spiega in modo semplice e comprensibile a chiunque le motivazioni che danno origine al razzismo e avanza un’ipotesi inquietante sulle possibili reali motivazioni che portarono l…

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Qualcuno che, sulle pagine de “La voce repubblicana” (organo di stampa milanese dei repubblichini), si firmava Icaro, ebbe a scrivere, per la rubrica “La colonna infame”, un articolo in cui si riportavano le opinioni antifasciste di Salvatore Quasimodo, mettendole alla berlina assieme a chi le aveva pronunciate*.
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