sabato 31 dicembre 2011

Fuori non ci sono che ombre, e cadono

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Il fuoco tra le dita. Il poeta e la danzatrice. Salvatore Quasimodo e Maria Cumani a cura di Mariacristina Pianta ed Alessandro Quasimodo edito da Abramo è un libro che riunisce scritti di varia natura: lettere, poesie, riflessioni sulla danza, trascrizioni di sogni, racconti...
Scritti di Salvatore Quasimodo e, soprattutto di Maria Cumani (1908-1995), colei che ne divenne la musa e che sposò nel 1948, dopo avergli dato un figlio (si veda La vita burrascosa di Salvatore Quasimodo).
Un libro che può sollecitare la curiosità di diversi tipi di lettori: colui che volesse ricostruire il legame che unì il poeta e la danzatrice fin da quel giorno di maggio del 1936 in cui si conobbero e/o colui che volesse conosce meglio il tormento interiore che agitò la vita di Maria Cumani.
Tormento dovuto a vari fattori: il sentirsi, sostanzialmente, una donna sola, senza un uomo accanto; il voler andare oltre la danza e poter essere creativa sempre; il non sapersi dare una spinta all’azione, ma, al contrario, essere piuttosto incline a una pigrizia non voluta; e, ultimo ma non ultimo, l’essere stata una donna gelosa, pur, razionalmente, sapendo di non dover temere per le relazioni extraconiugali in cui Quasimodo indulgeva.
Salvatore Quasimodo, infatti, ebbe sempre molte altre donne. Donne, come lui disse, che non erano altro che ombre, se paragonate alla donna che amava e che sentiva affine. Donne che, però, facevano bruciare di gelosia la Cumani, a dispetto di quanto lei stessa si andava raccontando:
Se egli ci tradisce solo con il corpo e all’altra dà questa sensazione non di “amore” segreto ma di bisogno, di capriccio, di richiamo fisico, noi ecco, pur soffrendone, possiamo sopportarlo, ma non che egli conceda a lei o illuda lei sull’averlo anche come mente e cuore.
Ma, per quanto lui tentasse di rassicurarla (“Lo sai, ti amo. Fuori non ci sono che ombre, e cadono”), la loro unione era destinata al fallimento. Un distacco che la Cumani non accettò mai completamente: lei, nel suo cuore, restò sempre la donna del poeta.

mercoledì 2 novembre 2011

Il poeta e il politico

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Ascolta l'articolo - Voce di Luca Grandelis


Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista sotto una dittatura che non consente al poeta una libera espressione, ovvero non gli consente di scrivere apertamente ciò che vorrebbe. Nasce, così, l’ermetismo.
Senonché, gli anni della Seconda Guerra Mondiale, costringono tutti (poeta compreso) a una profonda ri-discussione dei principi morali che porta il poeta a mutare la propria poetica in funzione di un rapporto più diretto con i lettori: dall’ermetismo, passa, perciò, all’epica (in altre parole, il poeta si dedica alla poesia sociale).

sabato 3 settembre 2011

Quasimodo e Modica

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La targa errata sulla casa natale
di Quasimodo*

Il rapporto tra Salvatore Quasimodo e Modica, sua città natale, non è stato lineare.
Il poeta nacque a Modica il 20 agosto 1901, ma, divenuto celebre, preferì dichiararsi nativo di Siracusa, città della Magna Grecia e, probabilmente, per tale motivo sentita da Quasimodo più vicina al proprio mondo poetico.
A non legare il poeta alla città natale, inoltre, va aggiunto il fatto che Quasimodo, per esigenze lavorative del padre, trascorse l’infanzia a Roccalumera, restando perciò maggiormente vicino sentimentalmente a quest’ultima località, piuttosto che a Modica.
Da parte sua, forse offesa (comprensibilmente) dallo sgarbo fatto dal poeta dichiaratosi siracusano, la città di Modica ha faticato a riconoscere il Premio Nobel per la Letteratura come uno dei suoi figli illustri.
A 110 anni dalla nascita, però, pare che, finalmente, la situazione si stia risolvendo.
Un segnale indiretto può venire dall’intitolazione al poeta del ristorante interno al Modica Palace Hotel, inaugurato il 6 agosto scorso alla presenza di Alessandro Quasimodo che vi ha eseguito il recital Da tempo ti devo parole d’amore. Omaggio alla Sicilia.

La targa che ha sostituito quella errata*
Ma la ritrovata sintonia tra Quasimodo e la città (in cui è visitabile la casa natale del poeta) verrà sugellata quando il promesso trasferimento a Modica dell'Archivio permanente sul poeta di proprietà della Regione Sicilia sarà realtà. L’Archivio verrà ospitato al Palazzo della Cultura.

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Fonte: Federica Molè, Un secolo dopo Modica ritrova il suo Quasimodo, "La Repubblica", 20 agosto 2011.
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* Sulla casa natale del poeta, fino al 1996, era stata apposta una targa che erroneamente voleva Quasimodo "Premio Nobel per la poesia" al posto del corretto "Premio Nobel per la Letteratura".
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mercoledì 17 novembre 2010

Quasimodo a Bergamo

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Nel 1943 Salvatore Quasimodo soggiornò a Bergamo per qualche mese invitato da Giacomo Manzù che lo aveva sollecitato a lasciare Milano in tempo di guerra. Il poeta si trasferì, quindi, da Manzù assieme alla sua compagna Maria Cumani e fu un bene, dato che, durante il bombardamento dell'agosto 1943 su Milano, anche la casa del poeta fu colpita.
Durante quei mesi, fu spedita a Quasimodo una cartolina di richiamo alle armi che, però, il poeta non ricevette non potendo, quindi, assolvere ai suoi obblighi di leva. Per tale motivo fu dichiarato renitente alla leva e imprigionato nella Rocca di Bergamo Alta.

giovedì 11 novembre 2010

Il Conservatorio di Milano rende omaggio a Quasimodo

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SALVATORE QUASIMODO, POETA E INSEGNANTE
CONVERSAZIONI PRIMA DEL CONCERTO

CONSERVATORIO GIUSEPPE VERDI, MILANO
SABATO 13 NOVEMBRE 2010, ORE 16.00
SALA PUCCINI
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