Le ultime ore di Quasimodo

La tomba al Famedio del Cimitero Monumentale di Milano


Il 14 giugno 1968 Salvatore Quasimodo si trovava ad Amalfi dove fu colto da emorragia cerebrale ed entrò in coma. 

Trasportato con mezzi di fortuna in una clinica di Napoli, vi spirò all’arrivo.


Tra i testimoni diretti del tragico evento c’era lo scrittore Piero Chiara (1913 - 1986) che, il 20 giugno di quello stesso anno, ricostruì l’accaduto in un articolo pubblicato sul “Corriere d’Informazione”.


Vale la pena estrarne i dati più significativi.


Quasimodo e Chiara si trovavano all’Hotel Cappuccini di Amalfi per partecipare, in qualità di giurati, al Premio Amalfi organizzato dalla rivista “Uomini e idee”.

Oltre a loro, della giuria facevano anche parte: Corrado Piancastelli (direttore della rivista “Uomini e idee”); Alberto Mario Moriconi; Adriano Spatola; Pietro Aldo Buttitta e Giuseppe Liuccio.

Della giuria Quasimodo era il Presidente.


All’improvviso Quasimodo fu colto da un forte mal di capo. Annamaria Angioletti che lo accompagnava fece subito chiamare un dottore, mentre Chiara lo assisteva.


Improvvisamente Quasimodo dichiarò di non vedere più nulla.


All’arrivo del medico Luca Jovine, Quasimodo, ancora cosciente, non solo lo informò di avere avuto un infarto quando, dieci anni prima, si trovava a Mosca, ma fece anche un parallelo tra quanto gli stava accadendo e l'emorragia cerebrale che, anni prima, aveva colpito Renato Birolli (1905 - 1959).


Il medico decise di praticargli un salasso.

Quasimodo fu colto da convulsioni e iniziò a vaneggiare.

Due ore più tardi, entrò in coma.


Si decise di trasportarlo a Napoli.

Mancando una barella, venne issato su un’asse da stiro e, poi, messo su un’automobile privata, perché non si trovò un’ambulanza disponibile.

Arrivato nella clinica Mediterranea di Napoli, Quasimodo spirò.


Leggi anche: L’ultimo saluto a Salvatore Quasimodo  

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