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Quasimodo a Bergamo

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Nel 1943 Salvatore Quasimodo soggiornò a Bergamo per qualche mese invitato da Giacomo Manzù che lo aveva sollecitato a lasciare Milano in tempo di guerra.  Il poeta,  quindi,  si trasferì,  assieme alla sua compagna  Maria Cumani ,  da Manzù in via Porta Dipinta a Bergamo  e fu un bene, dato che, durante il bombardamento dell'agosto 1943 su Milano, anche la casa di Quasimodo fu colpita. Durante quei mesi, fu spedita a Quasimodo una cartolina di richiamo alle armi che, però, il poeta non ricevette non potendo, quindi, assolvere ai suoi obblighi di leva.  Per tale motivo fu dichiarato renitente alla leva e imprigionato nella Rocca di Bergamo Alta.

Il Conservatorio di Milano rende omaggio a Quasimodo

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SALVATORE QUASIMODO, POETA E INSEGNANTE CONVERSAZIONI PRIMA DEL CONCERTO CONSERVATORIO GIUSEPPE VERDI, MILANO SABATO 13 NOVEMBRE 2010, ORE 16.00 SALA PUCCINI Il programma

Milano via Garibaldi

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  In Corso Garibaldi a Milano una targa recita: "Qui visse Salvatore Quasimodo Premio Nobel, Poeta Uomo del suo tempo e limpido assertore di libertà Lasciò a tutti noi doni immortali di poesia ricordando che non si può vivere né cantare con il piede straniero sopra il cuore"

Poeta o traduttore? Un falso dilemma

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Alcuni critici si sono chiesti se Salvatore Quasimodo fosse più un eccelente traduttore o un sommo poeta , se, insomma, la sua poesia valesse da sola o si giovasse, in qualche modo, di quella dei poeti da lui tradotti, in un certo qual senso, vivendo di luce riflessa. Personalmente, considero tale questione ingiusta, ancorché peregrina: il valore di Quasimodo—poeta è di per sé evidente anche solo a una rapida lettura dei suoi versi; e se le traduzioni da lui effettuate restano insuperate, è perché era grande poeta. Indubbio, poi, il fatto che egli traducesse solo quei poeti che sentiva , ovvero che più erano vicini alla sua poesia, al suo mondo poetico. Altra sterile questione che infastidì Quasimodo—traduttore fu la non supposta aderenza filologica al testo da lui tradotto. Fermo restando il fatto che alcune versioni da lui approntate sono più “esatte” filologicamente di quelle di certi filologi, va riconosciuto il merito a Quasimodo d’avere tradotto da poeta, ovvero — com...

Un falso storico a Siracusa

All'ingresso della Stazione di Siracusa è stata posta una targa che è un falso storico. Ne parliamo con Alessandro Quasimodo .

Alle fronde dei salici

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E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.

Milano, agosto 1943

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Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.