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Telegrammi da e per Stoccolma

Dall'archivio privato di Alessandro Quasimodo i telegrammi che Salvatore Quasimodo ha ricevuto da Stoccolma annuncianti il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura e la risposta del poeta alle felicitazioni espresse dal Re di Svezia.
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Salvatore Quasimodo
Corso Garibaldi 16 MLN

Telegramma Italcable Milano con timbro recante la data 22/10/1955

L'Accademia svedese a (sic) assegnato a lei il Premio Nobel per Letteratura di quest'anno Felicitazioni Grazie per una risposta telegrafica Dr Oesterling Boerhuset Stoccolma.
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LMP Professore
Salvatore Quasimodo MLN
C Garibaldi 16

Telegramma Lampo Italcable Milano con timbro recante la data 22/10/1955

Le esprimo le mie sincere felicitazioni per il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura = Gustaf Adolf Re di Svezia.
 
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Copia di telegramma

Sua Maestà Gustavo Adolfo Re di Svezia
Presso Ambasciata di Svezia
Roma

Ringrazio Vostra Maestà dell'onore che mi ha fatto mandandomi le Sue felicitazioni che io accolgo come saluto di tutta l'umanissima Svezia.
Salvatore Quasimodo
22/10/59

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …