Quasimodo commemora Martin Luther King e spiega il razzismo


Il 4 aprile 1968 a Menphis venne assassinato il pastore protestante e attivista per i diritti civili delle persone afro-americane Martin Luther King, Premio Nobel per la Pace 1964.
L’11 aprile di quell’anno, a Milano, il Premio Nobel per la Letteratura 1959 Salvatore Quasimodo tenne un discorso commemorativo nel quale ricordò l’azione pacifica di M.L. King e spiegò le origini del razzismo.
Fu l’ultimo discorso pubblico di Quasimodo che morì il 14 giugno di quell’anno.
In occasione del cinquantenario della morte dei due Premi Nobel, le edizioni Bonajuto di Modica pubblicano il Discorso su Martin Luther King in un’edizione fuori commercio accompagnata da uno scritto di Danilo Ruocco su Quasimodo.

Si tratta di un discorso lucido e, purtroppo, ancora di stretta attualità, nel quale Quasimodo, lontano da ogni retorica, spiega in modo semplice e comprensibile a chiunque le motivazioni che danno origine al razzismo e avanza un’ipotesi inquietante sulle possibili reali motivazioni che portarono l’assassino di M.L. King al gesto omicida.

Quasimodo apre la sua commemorazione affermando che
[...] <l’> assassinio di Martin Luther King ci appare oggi nella misura di un altro profondo attentato alla convivenza dei popoli, un attacco a quella già oscillante e ambigua condizione di fratellanza, o meglio di non ostilità, alla quale deve tendere con tutte le sue forse, pratiche e spirituali, l’uomo contemporaneo [...]

E, in finale di discorso, come accennato, avanza l’ipotesi che con l’omicidio del pacifista King si voleva, in realtà, scatenare una guerra civile, per poter avere «l’alibi» di sopprimere quei neri che si fossero armati per vendicarne l’assassinio.

Una motivazione, quella avanzata da Quasimodo, che, per così dire, “eleverebbe al quadrato” la radice razzista dell’omicida di King. 
Ed è proprio il razzismo il centro del discorso quasimodiano e il suo essere ancora assolutamente attuale.
Il poeta ricorda come 
[...] alla base del razzismo c’è un complesso di ragioni finanziarie, il timore di chi possiede qualcosa davanti alla minaccia di vedersi «derubato» da altri uomini, insomma il verghiano attaccamento alla roba

E, poco oltre, specifica che oggi 

[...] il razzismo non è più solo una difesa economica convalidata dalle ideologie arretrate o dall'analfabetismo, è una corrente di odio, di paura, il seme della viltà e dell’isterismo che sfuggono alla volontà e all'intelligenza.

Un’analisi sociologica, dunque, quella di Quasimodo a cui è difficile controbattere e che pare assai valida anche per leggere la realtà contemporanea.