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Torna in scena il Billy Budd

Nel 1941 Salvatore Quasimodo fu chiamato ad insegnare “per chiara fama” Letteratura al Conservatorio di Milano dall'allora direttore Riccardo Pick Mangiagalli.
Tra i colleghi insegnanti c’era anche il compositore Giorgio Federico Ghedini e per la di lui musica, nel 1949, il poeta firmò il libretto del Billy Budd tratto dall'omonimo romanzo breve di Herman Melville (in Italia tradotto da Eugenio Montale).

L’opera di Quasimodo e Ghedini, edita nel 1949 da Suvini-Zerboni, fu portata in scena l’8 settembre 1949 al Teatro La Fenice di Venezia, diretta dal Maestro Fernando Previtali. Nel ruolo del corifeo c’era l’attore Antonio Crast. La regia dello spettacolo era firmata da Corrado Pavolini e le scene e i costumi erano di Renato Guttuso.*

Sabato 28 aprile 2018 alle ore 20.00 e domenica 29 alle ore 18.30 il Conservatorio di Milano rende omaggio a Quasimodo e Ghedini riportando in scena il Billy Budd con la regia di Sonia Grandis. Nella parte del corifeo l’attore Alessandro Quasimodo.



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* La scheda dello spettacolo è leggibile in Danilo Ruocco a cura di, Teatrografia di Salvatore Quasimodo, in Alessandro Quasimodo a cura di, Quasimodo, Milano, Mazzotta, 1999.

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …