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Inchiodata ai ricordi

Lontana da gesti inutili edito da Aletti Editore raccoglie le poesie di Maria Cumani, seconda moglie di Salvatore Quasimodo.
Sono composizioni scritte nel corso di una vita che presentano al lettore il ritratto di una donna legata a filo doppio al ricordo del rapporto amoroso e matrimoniale con Quasimodo.
Un rapporto incrinato e concluso per i continui allontanamenti di lui dal tetto coniugale, preso com’era a inseguire altre donne.

Nelle poesie della Cumani si legge il dolore per i tradimenti; il ricordo dei bei momenti accanto al marito; consigli rivolti al traditore; parole rancorose rivolte alle altre… 
Ma anche, il desiderio insoddisfatto di poter dimenticare… («Ma io non dimentico, | non so dimenticare»).  
In quasi tutti i componimenti, comunque, pare di assistere a un dialogo con Quasimodo: è a lui, infatti, che la Cumani si rivolge. Sono di lui i versi che cita nei suoi versi.
Non mancano, certo, poesie nelle quali la danzatrice e poetessa ormai avanti negli anni rimpiange la propria giovinezza, ma, alla luce di quelle nelle quali protagonista è Quasimodo, pare di poter sentire, nel richiamo alla giovinezza, anche un sottaciuto richiamo all’amore con e per lui.

Dalla silloge, in definitiva, emerge il ritratto di una donna che, per quanto modernamente vivesse del guadagno del suo lavoro di danzatrice (e, quindi, di fatto, fosse una donna indipendente), era (romanticamente?) legata allo stereotipo della donna che vive per e dell’amore di un uomo. Anche quando l’amore - da parte dell’uomo - non esiste più.
Una donna inchiodata ai ricordi di una vita passata. Quasi incapace di vivere nel presente. 

Una donna d’altri tempi.

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


Quasimodo critico d'arte

Salvatore Quasimodo è anche stato un critico d’arte. Questo aspetto della sua attività è poco conosciuto dai lettori e altrettanto poco studiato dai critici. Francesco D’Episcopo ha dedicato un saggio a tale aspetto dell’impegno critico del Premio Nobel. Il saggio si trova nel volume Ermetici meridionali: tra immagine e parola (De Libero, Bodini, Sinisgalli, Quasimodo), edito da Cuzzola editore, Salerno, nel 1986. In particolare, il saggio dedicato a Quasimodo critico d’arte, va dalla pagina 95 alla 117 e si intitola Le metamorfosi della memoria: Salvatore Quasimodo.
Dopo aver riportato un ampio stralcio di quanto scritto da Quasimodo a proposito di Domenico Cantatore, il professor D’Episcopo esordisce:
È da questa Milano, affamata e avventurosa, che prende avvio il viaggio-inchiesta di Salvatore Quasimodo nella controversa realtà artistica del suo tempo. L’intensa amicizia con pittori e scultori, molti dei quali di estrazione meridionale, era coltivata nella bohème scapigliata di un caffè…

Quasimodo su Telegram

Il Premio Nobel per la Letteratura Salvatore Quasimodo sbarca su Telegram con un canale a lui interamente dedicato.
Il canale ha come finalità principale quella di tenere aggiornati gli iscritti sugli eventi legati a Salvatore Quasimodo; i post pubblicati sui siti dedicati al Premio Nobel; le pubblicazioni di e su Quasimodo.
Il canale è gestito e moderato da chi da anni in Italia e nel mondo si dedica con competenza, passione e professionalità allo studio e alla diffusione dell’opera di Quasimodo. Hanno finora aderito:  l’attore e regista Alessandro Quasimodo;lo studioso quasimodiano Carlangelo Mauro;il Parco letterario “La terra impareggiabile” di Roccalumera; il Museo Casa natale Salvatore Quasimodo di Modica; il Club Amici di Salvatore Quasimodo a Como;il sito dedicato a Salvatore Quasimodo salvatorequasimodo.it
Nome del canale: Salvatore Quasimodo  Link diretto: https://t.me/salvatorequasimodo Username su Telegram: @salvatorequasimodo