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Pasolini scrive a Quasimodo


Il biglietto inedito che si pubblica qui per la prima volta è stato rinvenuto da Alessandro Quasimodo nella corrispondenza paterna.
Fu scritto da Pier Paolo Pasolini nel 1959 e indirizzato a Salvatore Quasimodo che era giurato del Premio Strega. Pasolini era finalista del premio con Una vita violenta edito da Garzanti.
Durante la telefonata che ho avuto ieri con Nico Naldini, cugino e biografo di Pasolini, al quale ho chiesto, ottenendola, l’autorizzazione alla pubblicazione del biglietto, ho appreso da Naldini che la richiesta di voto fu inoltrata da Pasolini a tutti i giurati dal Premio Strega e non solo a Quasimodo. Naldini ha anche aggiunto che Pasolini seppe di non essere stato l’unico finalista ad aver chiesto esplicitamente il voto a tutti i giurati. 
Il Premio Strega, quell’anno, fu assegnato (postumo) a Giuseppe Tomasi di Lampedusa per Il Gattopardo edito da Feltrinelli. 

Caro Quasimodo, sono qui, in lotta, puramente meccanica, preda di un automatismo letterario-mondano in cui mi muovo assurdamente, a darmi da fare per il Premio Strega. È già impegnato il suo voto? Posso sperare che lo dia al mio libro? Mi perdoni - e dimentichi subito questo biglietto! - I più cordiali saluti dal suo 
Pier Paolo Pasolini 
16 giugno 1959

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La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …