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Atto di Battesimo di Salvatore Quasimodo



Nell'atto di battesimo si legge:
11 settembre 1901: Quasimodo Salvatore Giuseppe Virginio Francesco di Gaetano e di Ragusa Clotilde. Patrino (sic) Sturiale Giuseppe - Matrina  (sic) Quasimodo Francesca - Levatrice Mazzullo Carmela.

Sotto la data del battesimo è leggibile una nota che rimanda al contratto di matrimonio con Cumani Clementina 6-11-1948 <celebrato nella chiesa di> S. Marco - Milano.

L'atto è presente nel registro dei "Battesimi amministrati dal Reverendissimo Canonico Francesco Maria di Francia per espressa delegazione di Sua Eccellenza Monsignor Letterio D'Arrigo Ramondini Arcivescovo di Messina nella chiesa delle Anime del Purgatorio alla Marina di Roccalumera e altrove [...]".

Quasimodo fu battezzato a Sciglio, frazione di Roccalumera, lo stesso giorno di suo cugino Giuseppe Fedelfranco Sturiale, figlio di Giuseppe Sturiale e Francesca Quasimodo, sorella di Gaetano (padre di Salvatore). Gaetano ne fu il padrino e sua moglie Clotilde Ragusa madrina. 

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …