Francesca Senette intervista Alessandro Quasimodo e Danilo Ruocco in occasione della mostra "Quasimodo e il Teatro" tenutasi a Milano nell'ottobre del 1999.
E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
Su invito di Manara Valgimigli che curava l’edizione dei Carmina per l’editore Arnoldo Mondadori, Salvatore Quasimodo tradusse il poemetto Veianius di Giovanni Pascoli . Di seguito si riportano il testo latino del Pascoli e la traduzione in italiano di Quasimodo. Scarica la traduzione in pdf VEIANIUS Di Giovanni Pascoli Veianius armis Herculis ad postem fixis latet abditus agro. HOR. Epist . I 1, 4. Mane coronatos aestivo flore penates halantemque rosis visit viridemque marino rore focum, mundamque domum miratur, ut omnis splendeat assiduo purgata labore supellex; et placare lares pingui Veianius agna atque mola salsa properat: tum mica corusca dissilit aut prunae crepitans ardore voratur, tum reliquos nidor pervincit lentus odores. Namque anno redeunte dies hic gaudia festus magna refert, ex quo proprio latet abditus agro, et rude donatus tandem sibi vivere coepit, naribus et calidi fumum abstergere cruoris. Ergo omni adsuetus ...
Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.
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