Passa ai contenuti principali

Il pensiero di Quasimodo

Rifare un mondo. Sui “Colloqui” di Quasimodo di Carlangelo Mauro edito da Sinestesie è un bel saggio che, partendo dalla lettura attenta dei “Colloqui” che Salvatore Quasimodo intrattenne negli anni Sessanta con i lettori del settimanale “Tempo”, ricostruisce il pensiero del poeta-giornalista siciliano.
Mauro, già curatore dell’edizione in volume dei “Colloqui”, immerge, nel suo studio, i testi di Quasimodo nel dibattito pubblico dell’epoca, confrontando le di lui posizioni con quelle, ad esempio, di Pasolini o di Calvino.
Ne risulta un Quasimodo “apocalittico” (assai prima di Pasolini) che diffidava dall’omologazione (specie di quella giovanile) voluta dalla società dei consumi e imposta dai mass media e domandava ai suoi lettori, e in particolare ai giovani ai quali spesso si rivolgeva, consapevolezza e pensiero critico; aderenza alla realtà e spinta al cambiamento. 

Un cambiamento che, per il poeta-giornalista, doveva mirare a “rifare un mondo” (così come la sua poesia del dopoguerra mirava a “rifare l’uomo”).
Le posizioni di Quasimodo nei confronti dei movimenti giovanili oscillavano, quindi, tra il pessimismo e l’ottimismo a seconda del livello di “impegno” politico dei giovani coinvolti. Si possono leggere, allora, critiche anche severe (condite da ironia e, a volte, sarcasmo) nei confronti del movimento beat e dei giovani yé-yé; e, parallelamente, incoraggiamenti nei confronti del movimento di contestazione studentesca del ‘68, al quale Quasimodo dava credito.

Le posizioni ambivalenti e al limite della contraddizione, però, non riguardavano solo i movimenti giovanili: Mauro sottolinea, infatti, come esse fossero una specie di costante nella rubrica giornalistica di Quasimodo. Posizioni che andavano, anche all’interno di un medesimo pezzo giornalistico, dal già ricordato pessimismo “apocalittico”, all’ottimismo dell’”integrato” (per usare le note categorie di Umberto Eco).
In parte, forse, ciò si può spiegare con il carattere “occasionale” degli scritti quasimodiani su “Tempo”: il poeta-giornalista, infatti, rispondeva (e reagiva) a precise sollecitazioni dei lettori che lo interrogavano su fatti di cronaca e di attualità. I suoi “asterischi” giornalistici, quindi, erano lontani dal saggio filosofico/sociologico lungamente meditato.
Inoltre, va ricordato come la rubrica uscisse in un periodo di grossi e repentini mutamenti sociali che possono, in alcuni casi, aver trovato Quasimodo in qualche modo sprovvisto dei necessari strumenti di analisi sociologica...

Ad ogni modo, Quasimodo, se nelle sue risposte spesso concordava con i lettori a proposito dei benefici che il progresso scientifico portava con sé, non tralasciava, però, anche di mostrare i limiti e i danni del boom economico. Le sue preoccupazioni erano di tipo ecologista e antinuclearista, oltre che di fine intellettuale che sbertucciava i bassi livelli culturali dei prodotti offerti agli spettatori attraverso i mezzi di comunicazione di massa, come il cinema e la TV.
Un Quasimodo, dunque, paradossalmente attuale, nel suo essere “apocalittico” nei confronti dei mali causati dall’urbanizzazione e dall’industrializzazione incontrollate.

Il saggio di Mauro analizza, con un linguaggio accessibile anche ai non specialisti, ma non per questo privo di esattezza, gli scritti di Quasimodo dividendoli in grosse aree tematiche: i giovani; la famiglia; la donna; i padri e i figli; l’emigrazione; l’arte e la letteratura. Per ognuna di esse ricostruisce il pensiero di Quasimodo in merito e, come detto, lo contestualizza nel momento storico.
Ne esce un ritratto di Salvatore Quasimodo piacevole e corretto, lontano dalle banalizzazioni e ideosicrasie dimostrate da certi critici/studiosi avversari del siciliano.

Un libro di cui si consiglia vivamente la lettura, non solo per conoscere il Quasimodo giornalista, ma anche il Quasimodo poeta e traduttore.

Post popolari in questo blog

Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.



Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …

Giorno dopo giorno - Scheda

Titolo: Giorno dopo giorno Editore: Mondadori Collana: I poeti dello “Specchio” Anno: 1947 (febbraio) Città: Milano Introduzione: Carlo Bo Pagine: 68 Formato: 13X19 Indice: Alle fronde dei salici Lettera 19 gennaio 1944 Neve Giorno dopo giorno Forse il cuore La notte d’inverno Milano, agosto 1943 La muraglia O miei dolci animali Scritto forse su una tomba A me pellegrino Dalla rocca di Bergamo alta Presso l'Adda S’ode ancora il mare Elegia Di un altro Lazzaro Il traghetto Il tuo piede silenzioso Uomo del mio tempo