Passa ai contenuti principali

Odore di infanzia siciliana | Quasimodo ad Amalfi

Vito Pinto ha riunito nel volume, edito da graus editore, Viaggio inverso. Letterati, artisti e dive sulla Costa d’Amalfi una serie di articoli scritti per ricordare i tanti personaggi famosi che hanno avuto, a vario titolo, un legame con la Costiera Amalfitana.

Tra quanti sono stati legati ad Amalfi, sicuramente va ricordato Salvatore Quasimodo che, il 14 giugno 1968, lì fu colto dall'ictus che gli fu fatale.
Ma Quasimodo aveva conosciuto Amalfi per la prima volta il 20 gennaio 1966 invitatovi da Giuseppe Liuccio e, innamoratosi del luogo, vi era tornato più di una volta.


L'ode di Amalfi di Quasimodo*
Pinto ricorda con puntualità quel primo soggiorno: chi incontrò allora Quasimodo; dove e cosa mangiò; che impressione ne ebbe.

E va detto che l’impressione che Amalfi suscitò in Quasimodo fu tale da scriverne un elogio* nel quale, tra l’altro, si legge “Qui è il giardino che cerchiamo sempre e inutilmente dopo i luoghi perfetti dell’infanzia”.
Che è come dire che, dopo la sua Sicilia, Amalfi era per lui una seconda patria.
Un’impressione di appartenenza che Quasimodo sentì immediata, tanto che il poeta, arrivato ad Amalfi, ebbe subito a dire: “Sono a casa mia [..] Qui respiro aria e profumo della mia Sicilia”.

La targa dettata dal poeta Alfonso Gatto**

Alessandro Quasimodo ricorda che “Amalfi era diventata per lui come Tindari: il suo paesaggio, le isole del dio, [...] ricreavano per lui una paesaggio dell’anima che portava quasi ad una identificazione tra le due terre”.

E, nei limoni di Amalfi, Quasimodo ritrovò l’“Odore di infanzia siciliana”.
_____________
* L'ode di Amalfi di Salvatore Quasimodo: QUI È IL GIARDINO | CHE CERCHIAMO SEMPRE E | INUTILMENTE DOPO I LUOGHI | PERFETTI DELL'INFANZIA. | UNA MEMORIA CHE AVVIENE | TANGIBILE SOPRA GLI | ABISSI DEL MARE, SOSPESA | SULLE FOGLIE DEGLI ARANCI | E DEI CEDRI SONTUOSI | NEGLI ORTI PENSILI | DEI CONVENTI.

** La targa dettata dal poeta Alfonso Gatto: IN QUESTE STANZE | APERTE AL SOLE DELLA VITA | MEMORE DELLA FELICITÀ ANTICA | CHE SEMPRE ISPIRÒ LA SUA POESIA | IL PREMIO NOBEL | SALVATORE QUASIMODO | MERIDIONALE D'ITALIA | UOMO DEL CREATO DI TERRA E D'ACQUE | S'EBBE MORTE PREMATURA | TRA GIOVANI POETI | CHE CON LUI CONVITAVANO ALLE MUSE.

Post popolari in questo blog

Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.



Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …

Giorno dopo giorno - Scheda

Titolo: Giorno dopo giorno Editore: Mondadori Collana: I poeti dello “Specchio” Anno: 1947 (febbraio) Città: Milano Introduzione: Carlo Bo Pagine: 68 Formato: 13X19 Indice: Alle fronde dei salici Lettera 19 gennaio 1944 Neve Giorno dopo giorno Forse il cuore La notte d’inverno Milano, agosto 1943 La muraglia O miei dolci animali Scritto forse su una tomba A me pellegrino Dalla rocca di Bergamo alta Presso l'Adda S’ode ancora il mare Elegia Di un altro Lazzaro Il traghetto Il tuo piede silenzioso Uomo del mio tempo