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Albero

Da te un’ombra si scioglie
che pare morta la mia
se pure al moto oscilla
o rompe fresca acqua azzurrina
in riva all’Anapo, a cui torno stasera
che mi spinse marzo lunare
già d’erbe ricco e d’ali.

Non solo d’ombra vivo,
ché terra e sole e dolce dono d’acqua
t’ha fatto nuova ogni fronda,
mentr’io mi piego e secco
e sul mio viso tocco la tua scorza.


Per quanto la poesia faccia parte di Acque e terre e, quindi si situi nel periodo ermetico di Quasimodo, il significato della stessa pare lampante, trattandosi, sostanzialmente, di un testo descrittivo.
Nella poesia, il poeta si rivolge direttamente all'Albero del titolo e ne descrive l'ombra che se ne distacca e copre quella del poeta stesso, tanto che quest'ultima pare scomparire (morire).
Ovviamente, l'ombra dell'Albero oscilla a causa del vento sulle fronde e si allunga fino a lambire le acque del fiume Anapo presso la riva del quale si trova e dove si è recato il poeta quella sera primaverile di marzo.
Ma l'Albero non è fatto solo dell'ombra che proietta, ma anche della fronda viva e rigogliosa con la quale il poeta si confronta, risultando, al confronto, secco e curvo, oltre che ruvido in viso al pari della scorza del tronco.


Essendo Quasimodo ancora assai giovane al tempo dell’uscita di Acque e terre (nel 1930 aveva, infatti, 29 anni), le proclamate ruvidità del volto e secchezza e incurvatura del fisico inducono a pensare che si tratti di una metafora: un’immagine per alludere ai segni lasciati nell’anima dalle difficili condizioni economiche in cui il poeta viveva.

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere,povera mano, la città è morta.È morta: s’è udito l’ultimo rombosul cuore del Naviglio. E l’usignoloè caduto dall’antenna, alta sul convento,dove cantava prima del tramonto.Non scavate pozzi nei cortili:i vivi non hanno più sete.Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:lasciateli nella terra delle loro case:la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Persona Grado di parentela rispetto a Salvatore Quasimodo Immagini (fai clic per ingrandire) Vincenzo Quasimodo (1843 - ?) nonno paterno Rosa Papandrea (1850 - 1950) nonna paterna Salvatore Ragusa nonno materno Teresa Guarnieri nonna materna Gaetano Quasimodo (1867 - 1960) padre

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
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fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
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Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
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Giorno dopo giorno - Scheda

Titolo: Giorno dopo giorno Editore: Mondadori Collana: I poeti dello “Specchio” Anno: 1947 (febbraio) Città: Milano Introduzione: Carlo Bo Pagine: 68 Formato: 13X19 Indice: Alle fronde dei salici Lettera 19 gennaio 1944 Neve Giorno dopo giorno Forse il cuore La notte d’inverno Milano, agosto 1943 La muraglia O miei dolci animali Scritto forse su una tomba A me pellegrino Dalla rocca di Bergamo alta Presso l'Adda S’ode ancora il mare Elegia Di un altro Lazzaro Il traghetto Il tuo piede silenzioso Uomo del mio tempo