In verità, in verità vi dico | Quasimodo traduce Giovanni

Durante la Seconda Guerra mondiale Salvatore Quasimodo tradusse il Vangelo di Giovanni mosso da una esigenza di natura personale: una “ricerca” che il poeta aveva intrapreso fin dalla giovinezza con la lettura di Cartesio, Spinoza, Agostino e, appunto, dei Vangeli [1].

Conclusosi il conflitto e ricevuto l’imprimatur [2], la traduzione di Quasimodo fu pubblicata presso l’editore Gentile con note di Pietro De Ambroggi, sei tavole di Tallone e testo originale greco a fronte [3].
La versione era stata condotta sul testo greco curato da Sisto Colombo per la Società Editrice Internazionale.

Come è noto, il Vangelo di Giovanni, pur essendo uno dei quattro testi canonici, si differenzia dai tre Vangeli detti sinottici in quanto si concentra sulla questione dell’identità di Gesù e su alcuni aspetti teologici.

Nella scelta di Quasimodo di tradurre proprio il Vangelo redatto da Giovanni, aspetto di non secondaria importanza, a parere di chi scrive, potrebbe esservi il fatto che Giovanni insiste, in tutto il suo testo, sul potere salvifico della Parola (del Verbo fattosi Carne). 
Parola che è Verità. 
Parola che è Dio, come sostiene nell’incipit: “Il Verbo era nel principio, e il Verbo era in Dio, e Dio era il Verbo.” [4]
Un’identificazione che, probabilmente, non deve essere passata inosservata a un poeta quale era Quasimodo che credeva nel potere rigeneratore per l’Uomo della Parola poetica.

In una sua nota, il traduttore del testo di Giovanni motiva la propria scelta sia in quanto attratto dagli aspetti filosofici del testo giovanneo, sia, forse soprattutto, da quelli che mettono in luce la vita intima di Gesù.
Scrive, infatti, Quasimodo:
Una continua frequenza della filosofia mi ha orientato verso la parola di Giovanni, ma non è questa la sola ragione.
Giovanni era il discepolo diletto di Gesù; [...] Quindi soltanto lui poteva darci la vita interiore di Gesù. [5]
E poco oltre, Quasimodo insiste dicendo: “Giovanni ricorda con più fermezza il linguaggio di Gesù” [6].

Ecco, forse non è insensato ipotizzare che Quasimodo, “ricercasse” anche la Parola vera pronunciata da Gesù. E fosse suggestionato dalla doppia natura di Gesù così come appare dal testo di Giovanni: Verbo e Uomo.

Verbo incarnato che, ad esempio, a chi lo ascolta promette: “Se voi resterete fedeli alla mia parola, sarete veramente mie discepoli, e conoscerete la verità. E la verità vi renderà liberi.” [7].
E Uomo che, appreso che l’amato Lazzaro è morto, non si vergona a piangere [8].

Una doppia natura (Verbo/Uomo) di notevole suggestione per un poeta/maschio quale era Quasimodo assai attento alla Parola e ai suoi aspetti spirituali, ma non per questo insensibile ai richiami della sua natura di Uomo.


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[1] Lo afferma lo stesso Quasimodo in una nota datata 1946. Cfr. Salvatore Quasimodo, Una lettura del Vangelo secondo Giovanni, ora in Il Vangelo secondo Giovanni, Milano, SE, 2005, p. 117. Quasimodo stesso pone tra virgolette il termine ricerca.
[2] L’imprimatur fu concesso da mons. Domenico Bernareggi.
[3] Il Vangelo secondo Giovanni nella traduzione di Salvatore Quasimodo, Milano, Gentile, 1945.
[4] Giovanni, I, 1.
[5] Salvatore Quasimodo, Una lettura del Vangelo secondo Giovanni, cit., p. 119.
[6] Ibidem, p. 120.
[7] Giovanni, VIII, 31-32.
[8] Cfr. Giovanni, XI, 35.