Inchiodata ai ricordi

Lontana da gesti inutili edito da Aletti Editore raccoglie le poesie di Maria Cumani, seconda moglie di Salvatore Quasimodo.
Sono composizioni scritte nel corso di una vita che presentano al lettore il ritratto di una donna legata a filo doppio al ricordo del rapporto amoroso e matrimoniale con Quasimodo.
Un rapporto incrinato e concluso per i continui allontanamenti di lui dal tetto coniugale, preso com’era a inseguire altre donne.

Nelle poesie della Cumani si legge il dolore per i tradimenti; il ricordo dei bei momenti accanto al marito; consigli rivolti al traditore; parole rancorose rivolte alle altre… 
Ma anche, il desiderio insoddisfatto di poter dimenticare… («Ma io non dimentico, | non so dimenticare»).  
In quasi tutti i componimenti, comunque, pare di assistere a un dialogo con Quasimodo: è a lui, infatti, che la Cumani si rivolge. Sono di lui i versi che cita nei suoi versi.
Non mancano, certo, poesie nelle quali la danzatrice e poetessa ormai avanti negli anni rimpiange la propria giovinezza, ma, alla luce di quelle nelle quali protagonista è Quasimodo, pare di poter sentire, nel richiamo alla giovinezza, anche un sottaciuto richiamo all’amore con e per lui.

Dalla silloge, in definitiva, emerge il ritratto di una donna che, per quanto modernamente vivesse del guadagno del suo lavoro di danzatrice (e, quindi, di fatto, fosse una donna indipendente), era (romanticamente?) legata allo stereotipo della donna che vive per e dell’amore di un uomo. Anche quando l’amore - da parte dell’uomo - non esiste più.
Una donna inchiodata ai ricordi di una vita passata. Quasi incapace di vivere nel presente. 

Una donna d’altri tempi.