Quasimodo critico d'arte

Domenico Cantatore, Ritratto di Quasimodo
Salvatore Quasimodo è anche stato un critico d’arte. Questo aspetto della sua attività è poco conosciuto dai lettori e altrettanto poco studiato dai critici.
Francesco D’Episcopo ha dedicato un saggio a tale aspetto dell’impegno critico del Premio Nobel.
Il saggio si trova nel volume Ermetici meridionali: tra immagine e parola (De Libero, Bodini, Sinisgalli, Quasimodo), edito da Cuzzola editore, Salerno, nel 1986.
In particolare, il saggio dedicato a Quasimodo critico d’arte, va dalla pagina 95 alla 117 e si intitola Le metamorfosi della memoria: Salvatore Quasimodo.

Dopo aver riportato un ampio stralcio di quanto scritto da Quasimodo a proposito di Domenico Cantatore, il professor D’Episcopo esordisce:

È da questa Milano, affamata e avventurosa, che prende avvio il viaggio-inchiesta di Salvatore Quasimodo nella controversa realtà artistica del suo tempo. L’intensa amicizia con pittori e scultori, molti dei quali di estrazione meridionale, era coltivata nella bohème scapigliata di un caffè o di una casa-stanza. Milano, all’altezza degli anni Trenta indicati, si pone realmente come il crocevia di una serie di esperienze intellettuali, destinate a segnare il volto della critica d’arte e, di riflesso, quello della cultura italiana in generale. A Milano si incontrano i poeti ermetici meridionali Gatto, Quasimodo, Sinisgalli e ciascuno di essi matura specifici e comuni settori di espressione e di ricerca. 
Nel caso di Quasimodo, sono soprattutto gli artisti del Sud, di un Sud, come si vedrà tra breve, dilatato, mitico e reale, ad orientare con più insistente evidenza la continuità di talune scelte: a partire da Cantatore, Messina, Migneco, Sassu. Si può anzi senz’altro affermare che la dialettica Nord-Sud si impone, nella critica d’arte quasimodiana, come il sintetico spartiacque di una problematica, che prolifera profonde strutture epistemologiche e creative.

Il saggio di D’Episcopo si sofferma, in particolare, su quanto Quasimodo ha scritto a proposito di Lina Sotilis; Francesco Messina; Giuseppe Migneco; Giacomo Manzù; Agenore Fabbri; Giorgio de Chirico.


L’intensa amicizia tra Quasimodo e diversi pittori e scultori di cui parla D’Episcopo ad apertura del suo saggio è testimoniata anche da un numero insolitamente alto di ritratti dedicati al poeta. 
Il volto di Quasimodo, infatti, è stato riprodotto da pittori e scultori quali, ad esempio, Renato Guttuso; Domenico Cantatore; Francesco Messina; Bruno Cassinari; Remo Brindisi; Giuseppe Migneco; Giacomo Manzù; Salvatore Fiume; Gabriele Mucchi; Aligi Sassu.