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Ritrovato il busto di Quasimodo realizzato da Messina

Il busto in bronzo di Salvatore Quasimodo fu acquistato dal Comune di Modica dopo la morte dello scultore Francesco Messina (1900 - 1995), pare per una cifra oscillante tra i 20 e i 30 milioni di lire.
Una decina di anni fa il busto "scomparve" e se ne perse perfino memoria.

Alessandro Buscemi e l'ex onorevole Nicola Bono a metà mese hanno chiesto pubblicamente conto del busto con una lettera aperta indirizzata all'Amministrazione modicana.

La prima risposta data dagli amministratori si limitava a prendere atto della scomparsa dell'opera e ha generato un nuovo intervento pubblico da parte di Buscemi e Bono che non erano affatto soddisfatti dalla risposta ricevuta. 

Dopo la nuova richiesta sotto forma di lettera pubblica al Sindaco di Modica, evidentemente la ricerca del busto è stata intensificata, tanto che, ieri, il busto è stato ritrovato. 
Pare fosse custodito in uno scatolone riposto in un deposito.

Ora che il busto è ritornato alla luce, si spera possa, al più presto, essere collocato in un luogo appropriato, in modo da poter essere fruito dai cittadini e dai turisti.

Nelle foto il busto ritrovato

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere,povera mano, la città è morta.È morta: s’è udito l’ultimo rombosul cuore del Naviglio. E l’usignoloè caduto dall’antenna, alta sul convento,dove cantava prima del tramonto.Non scavate pozzi nei cortili:i vivi non hanno più sete.Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:lasciateli nella terra delle loro case:la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Persona Grado di parentela rispetto a Salvatore Quasimodo Immagini (fai clic per ingrandire) Vincenzo Quasimodo (1843 - ?) nonno paterno Rosa Papandrea (1850 - 1950) nonna paterna Salvatore Ragusa nonno materno Teresa Guarnieri nonna materna Gaetano Quasimodo (1867 - 1960) padre

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.



Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …

Giorno dopo giorno - Scheda

Titolo: Giorno dopo giorno Editore: Mondadori Collana: I poeti dello “Specchio” Anno: 1947 (febbraio) Città: Milano Introduzione: Carlo Bo Pagine: 68 Formato: 13X19 Indice: Alle fronde dei salici Lettera 19 gennaio 1944 Neve Giorno dopo giorno Forse il cuore La notte d’inverno Milano, agosto 1943 La muraglia O miei dolci animali Scritto forse su una tomba A me pellegrino Dalla rocca di Bergamo alta Presso l'Adda S’ode ancora il mare Elegia Di un altro Lazzaro Il traghetto Il tuo piede silenzioso Uomo del mio tempo