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Quasimodo torna alla Maturità

Una pagella di Salvatore Quasimodo

Dopo 12 anni, Salvatore Quasimodo torna ad essere oggetto di analisi da parte degli studenti impegnati nell'esame di Maturità.
Nel 2002 era stata proposta la poesia Uomo del mio tempo, mentre oggi è stata la volta di Ride la gazza, nera sugli aranci.

Riportiamo alcune dichiarazioni sul tema proposto ai maturandi.

L’attore e regista Alessandro Quasimodo
Sicuramente la traccia del tema sulla poesia di mio padre avrà aiutato i maturandi, perché la poesia di Salvatore Quasimodo è stata sempre amata dai giovani: è vicina alla loro sensibilità, è accessibile, non ci vuole cioè il traduttore simultaneo per la sua comprensione. [...] 
Mi fa piacere questa scelta [...] tanto più perché ho consapevolezza di quello che accade nel mondo della scuola. Salvatore Quasimodo è da sempre un poeta molto amato dai giovani, grazie al suo linguaggio dove ad ogni parola corrisponde un’immagine. 
[...] continuo a riscontrare un vasto interesse da parte dei giovani verso l’opera di mio padre [...] lo sentono vicino al loro mondo, perché sa parlare di cose concrete: la sua è una poesia molto descrittiva e in questo caso di memoria della sua giovinezza. C’è sempre il mondo personale del poeta che traspare, con versi di grande suggestione, capaci di suscitare immagini nel lettore. 
Fonte: ADNKronos

Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini

Quasimodo per me è stato amore a prima vista, l'ho trovato l'autore giusto: moderno e contemporaneo, uno sperimentatore sia linguistico che culturale del 900, un punto di riferimento per il nostro Paese e non solo. Oltretutto è un autore del Sud, stimola quindi anche una riflessione sulle sue origini. Non ho esitato a proporlo nelle tracce. 
Fonte Ansa

Il Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo

Quasimodo alla maturità è un bene, è un autore da riscoprire, su cui andare a fondo, perché è uno dei nostri tesori che paiono essere stati dimenticati per troppo tempo'', dichiara Dario Fo a proposito del tema di maturità legato ai versi di "Ride la gazza, nera sugli aranci". 
[...] Eravamo amici, era un uomo molto generoso e ci siamo frequentatati a Milano. Veniva sempre a vederci e ricordo che partecipò persino a alcune nostre prove molti anni fa. 
Fonte: Ansa

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.



Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …

Giorno dopo giorno - Scheda

Titolo: Giorno dopo giorno Editore: Mondadori Collana: I poeti dello “Specchio” Anno: 1947 (febbraio) Città: Milano Introduzione: Carlo Bo Pagine: 68 Formato: 13X19 Indice: Alle fronde dei salici Lettera 19 gennaio 1944 Neve Giorno dopo giorno Forse il cuore La notte d’inverno Milano, agosto 1943 La muraglia O miei dolci animali Scritto forse su una tomba A me pellegrino Dalla rocca di Bergamo alta Presso l'Adda S’ode ancora il mare Elegia Di un altro Lazzaro Il traghetto Il tuo piede silenzioso Uomo del mio tempo