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Cosa rappresenta la Pergamena del Premio Nobel

La pergamena del Premio Nobel è un’opera pittorica dedicata a Salvatore Quasimodo e alla sua poesia. Essa rappresenta in immagini sia la Motivazione del Premio Nobel (sulla facciata di sinistra), sia l’ultima terzina della poesia I morti del poeta siciliano (sull’altra facciata).
Sotto entrambe le immagini è riportata per intero la Motivazione del Premio Nobel:
L'Accademia svedese, secondo il mandato testamentario di Alfred Nobel del 27 novembre 1895, nella riunione del 22 ottobre 1959 ha deciso di assegnare a Salvatore Quasimodo il Nobel per la Letteratura 1959 per la sua poesia lirica, che con il fuoco classico esprime la tragica esperienza della vita contemporanea. 
Stoccolma 10 dicembre 1959.
[Svenska Akademien har vid sammanträde den 22 oktober 1959 i överensstämmelse med förenskrifterna i det av Alfred Nobel den 27 november 1895 upprättade testamente beslutat att tilldela Salvatore Quasimodo 1959 ars Nobelpris I Litteratur för hans lyriska diktning, som med klassisk eld uttrycker samtidens tragiska livskänsla. 
Stockholm den 10 december 1959.]
I morti
Mi parve s’aprissero voci,
che labbra cercassero acque,
che mani s’alzassero a cieli.
Che cieli! Più bianchi dei morti
che sempre mi destano piano;
i piedi hanno scalzi, non vanno lontano.
Gazzelle alle fonti bevevano,
vento a frugare ginepri
e rami ad alzare le stelle?

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Dal sito del Premio Nobel:
Motivazione del Premio: "per la sua poesia lirica, che con il fuoco classico esprime la tragica esperienza della vita nei nostri tempi" 
[Prize motivation: "for his lyrical poetry, which with classical fire expresses the tragic experience of life in our own times".]

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.



Giorno dopo giorno - Scheda

Titolo: Giorno dopo giorno Editore: Mondadori Collana: I poeti dello “Specchio” Anno: 1947 (febbraio) Città: Milano Introduzione: Carlo Bo Pagine: 68 Formato: 13X19 Indice: Alle fronde dei salici Lettera 19 gennaio 1944 Neve Giorno dopo giorno Forse il cuore La notte d’inverno Milano, agosto 1943 La muraglia O miei dolci animali Scritto forse su una tomba A me pellegrino Dalla rocca di Bergamo alta Presso l'Adda S’ode ancora il mare Elegia Di un altro Lazzaro Il traghetto Il tuo piede silenzioso Uomo del mio tempo