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Giorno dopo giorno - Scheda



Titolo: Giorno dopo giorno
Editore: Mondadori
Collana: I poeti dello “Specchio”
Anno: 1947 (febbraio)
Città: Milano
Introduzione: Carlo Bo
Pagine: 68
Formato: 13X19
Indice:
  1. Alle fronde dei salici
  1. Lettera
  2. 19 gennaio 1944
  3. Neve
  4. Giorno dopo giorno
  5. Forse il cuore
  6. La notte d’inverno
  1. Milano, agosto 1943
  1. La muraglia
  2. O miei dolci animali
  3. Scritto forse su una tomba
  4. A me pellegrino
  5. Dalla rocca di Bergamo alta
  6. Presso l'Adda
  7. S’ode ancora il mare
  8. Elegia
  9. Di un altro Lazzaro
  10. Il traghetto
  11. Il tuo piede silenzioso
  12. Uomo del mio tempo
Note:
  1. La raccolta, priva di due poesie, era stata precedentemente pubblicata nel 1946 a Milano in “Quaderni di costume” da Giancarlo Vigorelli con il titolo Con il piede straniero sopra il cuore.
  1. Nella scheda bibliografica di Mondadori Quasimodo risulta essere nato a Siracusa.
  1. Del volume esistono 49 copie numerate firmate dall’autore.
  1. Esistono copie segnalate come “Edizione Provvisoria” e così giustificate: "Le enormi difficoltà tecniche e di approvvigionamento di materie prime ci costringono a rinunciare, per il momento, a quella cura e perfezione tipografiche che sono tradizionali della nostra Casa."
Immagini

Copertina

Interno di una copia firmata dall'Autore

Scheda bibliografica della Mondadori

NB: Ultimo aggiornamento della scheda 9 dicembre 2012.

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Milano, agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi: lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.


La famiglia di Salvatore Quasimodo

Visualizza la Schedacon i membri della famiglia allargata di Salvatore Quasimodo.

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.



Il poeta e il politico

Il poeta e il politico è il discorso che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Si tratta di un testo ancora di stringente attualità, nonostante risalga al 1959.
Vale la pena riepilogarlo per sommi capi.

L’inizio del discorso è intimamente autobiografico (“La poesia è anche la persona fisica del poeta (...)”), ma non per questo meno universale: ciò che Quasimodo afferma di sé poeta intende dirlo di tutti coloro che per lui sono veri poeti.
Infatti, secondo Quasimodo, si può distinguere tra un poeta e un letterato, perché il primo è un pericolo per il potere (politico e religioso), mentre il secondo viene corteggiato dal potere che da lui vuole ricevere lodi (in forma di odi).
Il poeta nasce solo e (a differenza del letterato che partecipa del potere) cresce solo. La sua solitudine, "mal sopportata dal politico", è già di per sé una poetica. Ciò è ancor più vero quando il poeta muove i primi passi d’artista …